Ali e corpi di donne

Silvia Neonato, 19 settembre 2017

Perché Natalina ha le mani con lo smalto blu metallico tutte graffiate? Quale inquietudine dolorosa sta dietro al suo volto emaciato, ai suoi due piccoli figli trascurati e bistrattatati? Emilia Bersabea Cirillo nel suo nuovo libro Potrebbe trattarsi di ali non fa sconti a lettrici e lettori, non vuole regalare loro illusioni o speranze frettolose sulle vite delle protagoniste dei suoi sette, tesi, forti, a tratti romantici racconti. Intendiamoci la protagonista del primo racconto, Colomba, casalinga avellinese abbiente con marito quasi affettuoso e figli in fuga, non è del tutto rassegnata alla sua esistenza opaca e annoiata tant’è vero che è convinta che il prurito doloroso che avverte sotto le scapole sia dovuto alla nascita di due ali. Potrebbe trattarsi di ali (che dà il titolo alla raccolta) indica un desiderio di fuga dai piccoli tormenti quotidiani, una voglia di scappare che fa quasi crescere le ali.

Più grave è la sofferenza di Agnese, che diventa stilista per vestire il proprio corpo che ingrassa, ma che ha successo anche vestendo altre donne. Agnese, che vuole sottrarsi ai canoni prestabiliti, sfuggire al tormento delle diete e delle chirurgie estetiche, vive on line i suoi amori impossibili schermandosi dietro la bellissima Grace Kelly. E dolentissimo è il corpo malato di Anna, la personaggia che chiude la raccolta con il racconto “Sangue mio”, un viaggio della speranza verso Napoli dove va a reclamare il midollo osseo e il sangue della figlia partorita su commissione della famiglia in cui lavorava quando era appena quindicenne. Persino Rebecca, la bambola che Camillo ha tramutato nella propria fidanzata, soffre, si crepa e si sgretola, condividendo con le umane un destino faticoso e ingiusto. Un destino che si manifesta nei corpi delle sette protagoniste, inquiete e realistiche, ma anche sospese in una sorta di mondo parallelo in cui introducono chi legge quasi magicamente.

L’autrice torna dunque ancora una volta alle proprie storie intense, facendo di Avellino, sua città natale, una delle protagoniste del nuovo libro. Nella vita Emilia Bersabea Cirillo è architetta e scrittrice prolifica e pluripremiata: proprio sabato 16 settembre ha vinto il premio di narrativa Teresa Di Lascia, con il proprio precedente romanzo, Non smetto di avere freddo, una vicenda forte e emozionante al cui centro stanno Dorina e Angela, che sono cresciute insieme in orfanatrofio e che si ritrovano adulte in carcere, dove la prima è cuoca triste e inappagata e la seconda, Angela, condannata per omicidio.

Emilia Bersabea Cirillo, Potrebbe trattarsi di ali, L’Iguana 2017

Emilia Bersabea Cirillo, Non smetto di avere freddo, L’Iguana 2016

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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