Un delitto nei Balcani

SIlvia Neonato, 16 luglio 2017

Albania, 1924: due giovani turisti americani vengono uccisi mentre percorrono in auto la strada del Nord del Paese (quella che dà il titolo al romanzo) in direzione del Montenegro. Con loro l’autista albanese che è in coma per le ferite riportate, ma si sveglia poco prima di morire, in tempo per dire alla polizia che i tre giovani pastori già processati e fucilati non erano gli assassini. Ma allora chi ha fatto uccidere i due ragazzi? E perché?

L’autrice albanese Anila Wilms, che abita in Germania, dove ha vinto premi importanti e scrive in tedesco, nell’avvincente libro La strada del Nord, ricostruisce una vicenda realmente accaduta negli anni tormentati in cui il giovane stato d’Albania, liberato solo nel 1912 dal giogo secolare turco, cercava la propria strada verso l’indipendenza e pativa le tappe forzate della modernizzazione cui era sottoposto.

Non si può svelare l’esito della sapiente trama tessuta da Anila Wilms per non guastare la sorpresa del lettore, ma si può anticipare il fatto che negli anni Venti le potenze occidentali, oltre a considerare l’Albania una zona strategica situata al centro dei Balcani e dotata di accesso al mare, erano sicure che disponesse di riserve di petrolio gigantesche. E infatti vediamo l’ambasciatore americano Julius G. Grant competere con il collega inglese Harris per assicurarsi i favori della classe dominante locale e ottenere la licenza di estrarre il petrolio, mentre sulla sfondo tramano anche le varie diplomazie europee, tra cui quella italiana che, entro pochi anni, riuscirà a annettere al proprio impero l’Albania.

Nel 1924 Tirana è ancora in costruzione e l’aristocrazia musulmana dei bej che amministrano e possiedono ampie zone d’Albania guida il fragile parlamento e si scontra con gli esuli, tornati dall’estero come il vescovo cattolico Dorotheus: l’uomo di fede è rientrato apposta dagli Stati Uniti per guidare l’opposizione nel suo Paese, deciso a sconfiggere la resistenza dei potentati locali alle novità. Si intravede molto bene lo scontro politico e culturale tra la maggioranza islamica e la minoranza cristiana, così come viene descritta la tradizione dei clan montanari del Nord Albania, armati fino ai denti e decisi a far valere il Kanun, la loro antichissima legislazione che già i Turchi contrastarono e che molti dei modernizzatori degli anni venti intendono cancellare in quanto arcaica.

Quasi tutto percorso da figure maschili, il romanzo storico (e giallo) ha una sola donna che conta qualcosa nella storia narrata da Wilms, in un Paese in cui solo i maschi vanno al bar e perfino ai funerali di Stato: è Delina Gjadri, orgogliosa moglie di un notabile di Scutari, la città ai piedi delle montagne del nord, a cui spetta il compito di spiegare al perplesso ambasciatore americano Grant che secondo la legge del Kanun se viene colpito a morte un ospite (e tali erano gli americani uccisi) la comunità deve vendicarlo con il sangue. I montanari del Nord, spiega l’affascinante Delina, avevano giurato ospitalità all’America, dopo che alla fine della prima guerra mondiale, i convogli di aiuti umanitari avevano soccorso i poveri montanari colpiti sia dalla guerra sia dalla carestia. Per questo la signora si è spinta da sola in ambasciata, a Tirana, per dire a Grant che riferisca all’America che non è stato il popolo delle montagne a uccidere gli amici americani, ma piuttosto altri che hanno interesse a minare la recente indipendenza del Paese.

 

Anila Wilms, La strada del Nord, Keller 2016, traduzione di Franco Filice, pagine 196, euro 15

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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