La sovrabbondanza e l’ingombro

di Loredana Magazzeni, 7 giugno 2017

Una scrittura di donna si è imposta all’attenzione del Premio di Poesia Renato Giorgi, edizione 2016, ed è quella de “L’ingombro”, raccolta di poesia di Simonetta Sambiase. Studi artistici (Storia del teatro, Accademia di Belle Arti), esperienza di sindacalista, blogger e poeta, Sambiase vive a Reggio Emilia, dopo una giovinezza trascorsa a Napoli e Torino.

Città difficili, specie la partenopea, dove si è nutrita, oltre che del melting pot di sapori, odori, culture, dialetti, colori, dell’insegnamento del poeta e antropologo Michele Sovente, che annovera fra i suoi maestri, assieme all’altro nume tutelare, quello di Jolanda Insana, cui è dedicata la raccolta premiata. Già il titolo, infatti, contiene un’indicazione tematica e linguistica: a una poesia che vuole farsi canto delle periferie del mondo, sboccato, polimorfo, corrisponde una lingua materica e aggettante, “ingombrante” per peso e responsabilità, che procede per allusioni, inserti dialettali, citazioni colte che indicano direzioni di lettura, orizzonti possibili.

Un doppio sguardo scaturisce da questi versi “magmatici”, da questa “scrittura irresistibile di una «femmina spaziente»”, come la definisce Maria Luisa Vezzali nella densa introduzione, uno sguardo che costruisce il mondo, con materiali di recupero e di scarto e uno che ha cura e attenzione al corpo singolo, “spaziente”, avvezzato alla “malacjorta”, al passare degli anni che si accumulano come vestiti dentro armadi affollati e costituiscono storia, scoria e, appunto, ingombro.

Ingombrante è dunque proprio il tempo che passa, col suo carico di distacco e destino, quel tempo della raccolta che è diviso in tre fasi: Fuori, Dentro e Dentro, ma dentro assaje, e la ricerca di una lingua per dire questo ingombrare, una lingua “caotica anche se governata” (Vezzali), corrisponde alla ricerca di un inventario femminile all’interno di un canone nuovo ancora in costruzione. La prolissità è teorizzata come correlativo linguistico della moderna comunicazione, caotica e inquietante, dove il conflitto è tradotto nella scelta spuria e grondante di quotidianità troppo visibili, e all’opposto in misteri, totem e talismani, animali fantastici come quelli di Villa Iovis di Tiberio, racconta l’autrice, di fronte a Capri.

La ricerca di amore è di tutti e non è mai abbastanza, scrive l’autrice, che parla di neri dei parcheggi e di badanti che stanno di vedetta il giovedì, di chi impara “a mangiare il maiale, la zucca e la coda”, di famiglie che vengono “una da Sokolo e una da Zocca”, come una volta venivano a nuovayorke.

L’ingombro è la nostra vita, ma anche la nostra speranza, in un domani migliore.

 

 

Saresti una musulmana perfetta

con quegli abiti fagotti non chiami i diavoli dei sensi

 

Ed io che fino all’ultimo

credo di sfuggire all’imperfezione perfetta

dei miei occhi ittiti e dei tacchi bassi

sono confusa negli alberghi di stelle alte

e in questo sarcofago di corpo mi faccio orsa

 

che la vita è un logaritmo incomprensibile di caos e caso

se solo per caso chiamiamo patria un pezzo di terra

una spiga che nutre, una lepre che corre

da nord al caldo

un confine che da dimora

un muro, un filo, un pezzo di viaggio

una stanza e qualche gioia

perfino i numeri e le parole

 

fin quando messianica una voce

ad esplodermi avanti:

“escusmi signorina

lei che è certamente del posto e sa tutto

ma dove sono i cessi?”

 

Simonetta Sambiase, L’ingombro, Le Voci della Luna, Sasso Marconi, 2016, pp. 49, € 10.7 giugno 2017

 

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Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni (Pescara, 1957) vive a Bologna dove insegna e si occupa di poesia e traduzione. Al centro della sua poetica c'è il rapporto con l'esperienza del femminile e del corpo. Ha pubblicato le raccolte La miracolosa ferita, 2001, Canto alle madri e altri canti, 2005, Fragilità del bene, 2011, Volevo essere Jeanne Hébuterne, 2012. Ha curato, assieme ad Andrea Sirotti, l’antologia Gatti come angeli. L’eros nella poesia femminile di lingua inglese (Medusa, 2006), la raccolta di poesie di Sally Read Punto di rottura (La Vita Felice, 2013), con Fiorenza Mormile, Brenda Poster e Anna Maria Robustelli Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009). Per CFR edizioni (Sondrio) ha pubblicato nel 2012 il saggio Dentro la scrittura, interviste a dieci poetesse italiane e l’antologia Cuore di preda, poesie contro la violenza alle donne. Fa parte del Gruppo ’98 Poesia, collabora con la Libreria delle Donne di Bologna e con altre associazioni. Attualmente è dottoranda in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Bologna.

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