Non è una storia triste

di Maristella Lippolis, 3 giugno 2017

Ci sono libri a cui mi sono accostata con discrezione, quasi con timore. Libri che intrecciano una materia autobiografica incandescente ma traboccano di pensieri che, lo sai, metterai da parte per ritrovarli in ogni momento, perché quel libro lo terrai sul tavolino, accanto al letto, a portata di mano. Fino a pochi giorni fa avrei portato ad esempio il Diario di Etty Hillesum, oggi aggiungo Troppo sale, di Stefania Giannotti. Ho esitato, prima di decidere di immergermi nella lettura; sapevo che parlava di un dolore irreparabile per una madre, e temevo di restarne troppo coinvolta.

E oggi esito a scriverne, quasi per paura di sciuparlo, questo libro, con parole inadeguate, quando sarebbe più semplice dire che è un libro importante raccomandandone la lettura. Ho deciso di farlo, e non perchè io scriva recensioni da professionista; sono una lettrice e, come scriveva Virginia Woolf nel suo saggio La lettura, “una delle proprietà immutabili della bellezza è che lascia dentro di noi il desiderio di rendere qualcun altro partecipe”. E allora non voglio sottrarmi. La vicenda in cui si incardina Troppo sale è accaduta nel 1990, dentro un mare bellissimo, in cui il figlio adolescente si perde per essere ritrovato quando ormai è troppo tardi. Quelle scene, quelle ore ripercorse nel ricordo ogni giorno aprono il libro, perchè senza quella memoria “questa possibile dimenticanza mi fa paura, mi si porterebbe via nel nulla”. Il racconto prosegue con monologhi in cui l’autrice parla con il figlio, gli racconta cosa è accaduto dopo, di come si siano succeduti i giorni, i mesi e gli anni. Di come questo suo continuare a tenerlo vicino l’abbiano tenuta aggrappata alla vita.

Ma c’è stato anche molto altro a salvarla: le relazioni con le amiche, il femminismo (una linea di forza, un campo relazionale), la cucina, “l’enormità dell’esistenza, che con il dolore sa fare a patti e per sempre lo conserva e lo rispetta senza superarlo mai”. Nel libro si racconta tutto questo, delle relazioni, delle “amiche che mi fanno muro intorno, fanno barriera. Di là c’è il precipizio che non vedo ma scanso”, del femminismo separatista che si mette in pratica nel circolo milanese del CiCip&CiCiap. Questo luogo mitico diventa casa materna, è provvisto di una cucina dove ci si alterna ai fornelli nel nome di Estia, la dea zingara del focolare e dell’accoglienza che abbandonò il potere per stare nel mondo.

E così, con leggerezza, un doloroso memoir diventa  anche un manuale di cucina, ricco di ricette sontuose che si rincorrono nelle pagine. Da quel primo fatidico giorno, da quella domanda “Avete fame?”.  Perchè da sempre il nutrimento è un riparo dalla morte. “Preparo il cibo per il corpo degli altri, lo nutro, cerco di dargli piacere, trasformo la materia senza pensare ad altro. Mi dà vita e la trattiene quando tenta la fuga (…) I fornelli mi distraggono e non lasciano tempo per altro. Richiedono tutta la concentrazione possibile: in un attimo il sugo si attacca, la pasta si scuoce, la minestra trabocca, tutto il lavoro già fatto svanisce in un attimo. La possibilità di catastrofe è sempre lì al mio fianco. Minaccia di continuo la riuscita del piatto, come l’incidente minaccia la vita. Imparare a dosare i rischi ed evitare le catastrofi è un bell’esercizio per la vita”.

E arrivate alla fine della lettura, si capisce che è davvero come scrive l’autrice nella sua prefazione: “Non ci crederete ma questa non è una storia triste, anche se comincia proprio con queste parole, perché non ne ho altre a disposizione. E mi piacerebbe un giorno inventarne o sapere che ne sono state inventate di nuove. Chiamarla triste o anche tristissima non è sbagliato, ma è riduttivo”. Sono sicura che Stefania Giannotti queste parole le ha trovate, ce ne ha fatto dono e le siamo riconoscenti.

Stefania Giannotti, Troppo sale. Un addio con ricette. Feltrinelli, 2107.

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Maristella Lippolis

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista Tuttestorie. Nel 1999, con la raccolta di racconti La storia di un'altra, ha vinto il Premio Piero Chiara. Seguono i romanzi Il tempo dell'isola, Ed. Tracce 2014; Adele né bella né brutta, Piemme, finalista al Premio Stresa 2008; Una furtiva lacrima, Piemme 2013; Raccontami tu, L'Iguana, Editrice 2017; Non ci salveranno i Melograni, Ianieri Edizioni 2018. Collabora con la rivista Leggendaria, con il Letterate Magazine, con il Magfest (Festival di donne nel teatro). Organizza laboratori di scrittura creativa e autobiografica. Di origine ligure, vive a Pescara.

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