Fantasmi a Napoli

di Nada Pesetti, 16 maggio 2017

Il romanzo di Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte, candidato al Premio Strega 2017, seconda candidatura per l’autrice dopo quella del 2015 con Il genio dell’abbandono, è un libro visitato. Visitato da ombre, fantasmi, presenze e tutto fondato proprio sul dialogo tra Rosa, io-narrante figlia, e Vincenzina, la madre appena scomparsa.

«Ma’, ti devo dire una cosa». …

«Fa’ ampressa, sto murenno».

Forse non se n’è accorta. Non ha sentito che è già morta…”

Da quell’istante, che tiene insieme distacco e rifiuto del distacco, il racconto segue, deve seguire la madre, per vicoli e strade, per le porte verso la città infera, in mezzo a tutto lo scenario della Napoli barocca, povera e spaventevole, e sgomitolare insieme a lei vite e incontri: con il maestro Nunziata, “uomo incantato”, “mago stravolto” che conduce Rosa e le compagne a visitare gli ipogei e il loro labirinto di storie, con le vicine di casa, “le orche del palazzo”, prefiche e corifere, e con mille presenze più oniriche come “il diavolo di casa, a volte moscone e a volte ragno”.

La forza della scrittura si fonda anche sui contrasti della lingua, sull’impasto linguistico, sulla frontiera che separa le lingue: Vincenzina il giorno delle nozze trema davanti al registro su cui pone una firma faticosa, lenta e stentata e poi scoppia a piangere; Rosa viene mandata da una santona a prendere profezie per la malattia del padre, poiché la madre “credeva che l’italiano, soprattutto davanti a Dio, fosse una lingua precisa e regale.”

Talvolta il racconto prende vie più oggettive, ricostruendo la storia di Vincenzina, ragazza in una campagna periferica di una povertà ferina e materica, e poi sposa a Napoli, ma ha i momenti più intensi proprio quando apre a quel dialogo fantasmatico, a quel tu presente-assente, madre “comica e randagia” che inventava animali fiabeschi e “qualche volta entrava anche lei nelle fiabe” e “recitava il caos”.

Il mondo di Rosa bambina è diviso tra gli inferi a portata di mano e un alto irraggiungibile, ma comunque visibile, forme e orbite del mondo supero, quello della madre che “manovrava l’atomo della creazione”, quello della “calotta del cielo” che chiude le case vecchie su per la collina, quello che scorge dal banco di scuola in cui si sente inginocchiata “davanti ai pianeti erranti”, quello di Annarella, la compagna, che si arrampica pericolosamente sul tufo, “sul filo di un altro pianeta”. E spesso i due mondi hanno porte comunicanti in una Napoli sempre percorsa dal “sentimento della voragine”, città di mille storie quante i “vasci”, con la loro miseria straziante e feroce di cui Rosa ha esperienza diretta, quando segue la madre che da vittima di usura è costretta a farsi usuraia e ha bisogno di Rosa, che sa far di conto. Rosa, “spirito in fuga dalla violenza e della fiaba”, desidera esperire basso e alto, per arrivare all’essenza di storie e persone, come potesse capire nel profondo tutti i segreti, tutti i dolori, a partire dallo strazio di Mariomaria, Mario che era diventato Maria, e che non si riconoscerebbe nella foto sulla lapide di un Mario quattordicenne sbiadito e abbagliato.

Forse, seguendo gli spettri attraverso le mille soglie (anche una vecchia foto è una soglia), Rosa può arrivare infine in un oltremondo dove anche il dolore ha leggerezza di piuma e incontrare parvenze che, se non hanno trovato riscatto, hanno almeno abbandonato rabbia e furore in un universo ricomposto.

 

 

Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte, Neri Pozza, pp. 238

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Nada Pesetti

fotografa e poeta, vive a Genova

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