Il cielo vuoto di Penny

di Nada Pesetti, 28 marzo 2017

 

“Non vi ho vendicati, ma mi sono strappata il cuore.”

Basta questa frase per entrare nello strazio e negli incubi di Penny, soprannome di Lorenza Mazzetti, pittrice, regista, tra le fondatrici del Free Cinema Movement, e autrice di una autobiografia in tre episodi, Il cielo cade, Con rabbia, Mi può prestare la sua pistola, per favore?, pubblicati nel corso degli anni ’60 e di cui ora il secondo e il terzo sono riproposti da La nave di Teseo.

Chi ha letto Il cielo cade (ripubblicato da Sellerio nel 2002 e da cui è tratto il film di Antonio e Andrea Frazzi) sa quale sia la tragedia: Penny e Baby, gemelle orfane vengono adottate dallo zio Robert Einstein, cugino di Albert, e assistono nella villa di Rignano sull’Arno all’eccidio della zia e delle cuginette per mano dei nazisti il 3 agosto 1944.

Nella vita e nella scrittura di Penny esistono un prima e un dopo. Il prima, “quando il sole era rotondo e il cielo non era caduto”, era un mondo magico e luminoso, gioioso ed esilarante, che si spezza per sempre quel giorno d’estate.

Con rabbia racconta il dopo, quando Penny, ragazzina, ha ormai “toccato con mano il sangue e la tragedia” e la cifra della scrittura, proprio nello scontro tra l’infantile ironia naif e gli squarci devastanti della memoria, diventa quella dello straniamento. Firenze è il teatro delle vicende quotidiane delle due sorelle appena adolescenti, odiata “città di morti”, “di barbari”, “in letargo”, dove l’ipocrisia perbenista borghese convive con l’ambiente di stanchi intellettuali e di artisti americani perennemente sbronzi. Lì Penny, cattiva scolara, che passa dagli incubi alla rabbia, si sente un piccolo Mersault, straniera su questa terra, “raminga tra case incendiate e vuoti corridoi, lampadari infranti e dizionari”, votata a una impossibile vendetta: se andare in Germania ad uccidere il responsabile dell’eccidio risulta un progetto dai contorni tutti infantili, è con l’angoscia della sopravvissuta e dell’adulta che Penny si chiede “ma allora siamo tutti colpevoli? Anch’io?”. E nel tormento, nel peso della memoria, nella ribellione alla comoda via dell’indifferenza, finisce per non riconoscersi, per “non appartenere né ai vivi né ai morti”. “I morti tacciono… il loro silenzio è spaventoso.”

Nelle giornate di Penny coesistono gli incubi e i balli all’Accademia, la ribellione alle norme borghesi che regolano la morale sessuale e assegnano il ruolo di genere e “il plotone di esecuzione dietro l’angolo”. Penny, “mocciosetta in blue jeans”, si taglia i capelli, si veste da maschio, promette che non si sposerà mai, perché sposarsi è vendere il proprio corpo in cambio di una presunta e sicurezza e poi tacere tacere tacere. E conta che Baby la segua su questa via, che la loro alleanza possa qualcosa contro le future disgrazie, perché Penny sa “che nascosta dentro qualche cassetto c’è la catastrofe.” E l’ultima catastrofe nel fragile orizzonte di Penny sarà il primo amore di Baby, sorella “luna, stella polare, universo e caos”, con cui ha condiviso tutto, la luce e il buio, e che ora, per un ragazzo estraneo che niente sa e potrà mai sapere del loro prima e del loro dopo, la esclude per sempre dall’incantesimo della perfetta condivisione.

 

Lorenza Mazzetti, Con rabbia, La nave di Teseo, 2016, pp. 214

PASSAPAROLA: Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinFacebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedin GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.

Nada Pesetti

fotografa e poeta, vive a Genova

Ultimi post di Nada Pesetti (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento