Impavide donne argentine

 

Era fuggita vent’anni prima, Mary Lohan. Aveva lasciato la sua casa elegante di Buenos Aires, il marito e il figlio di sei anni. Una disgrazia tremenda l’ha sconvolta e costretta a scomparire nel nulla. Mary, che allora si chiamava Marilè Lauria, ora è docente di spagnolo nel prestigioso Garlic Institute di Boston: è tornata a Buenos Aires per un incarico di lavoro, deve valutare una scuola argentina che vorrebbe accreditarsi come “associata” al Garlic, un’autorità internazionale in campo educativo. Mary/Marilè non vorrebbe essere a Buenos Aires ma Robert Lohan, il suo compagno, nonché direttore del Garlic, prima di morire ha fatto in modo che non lei potesse sottrarsi a questo viaggio di ritorno. Grazie all’amore di Robert, Mary non è più una “donna distrutta”, è una “donna danneggiata”, ma ha imparato a convivere con un dolore che pareva insopportabile. Fu un piccolo colpo di fortuna quello che le fece incontrare per caso Robert in aereo e si rivelerà un piccolo colpo di fortuna anche l’essere stata indotta da lui a tornare a Buenos Aires per fare infine i conti con il proprio passato.

In Piccoli colpi di fortuna Claudia Piñeiro ci svela lentamente, con la sua narrazione emozionante e limpida, qual è il motivo che ha costretta alla fuga la sua dolente protagonista. Lo fa con la sapienza che le viene dai tanti gialli che hanno preceduto questo suo ultimo romanzo, pubblicato da noi nel 2016 e che non è un thriller, pur avendone alcune atmosfere. Anche questa volta, come in precedenza, Piñeiro, nata a Buenos Aires nel 1960, drammaturga, sceneggiatrice e una delle scrittrici più importanti della scena argentina e latino americana contemporanea – vincitrice sia del Premio Clarin nel 2005 sia del premio il Sor Juana Inés de la Cruz nel 2010 – è stata tradotta dallo scrittore Pino Cacucci, che ci restituisce una scrittura semplice e insieme elegante, veloce eppure profonda.
Piccoli colpi di fortuna è un romanzo-confessione, un diario di viaggio anomalo, un testo commovente e la figura della protagonista è disegnata magistralmente. Mary/Marilè è insomma una donna che non si dimentica. Come del resto tante altre personagge create da Piñeiro, argentine di oggi, insofferenti dei ruoli tradizionali, in cerca della propria libertà, critiche verso il mondo borghese in cui vivono, spesso impietose con i loro uomini, inquiete, ironiche e tragiche.

La più famosa è forse Betibù, protagonista dell’omonimo giallo di successo. Betibù, scrittrice intraprendente e solitaria ma piena di amiche, acuta osservatrice della società argentina, è una sorta di alter ego di una autrice che sa fornire chiavi di lettura illuminanti su un Paese dove le donne, nel 2016, hanno dato vita al movimento femminista globale Non una di meno e che, ancor prima, sono state le indomite madri di Plaza de Mayo, capaci di accusare senza paura i militari responsabili della scomparsa dei loro cari. Senza farne un duro testo di denuncia, Claudia Piñeiro ha fornito, di quegli anni, un ricordo nel suo memoir Un comunista in mutande, che è un ritratto di famiglia comicamente serio e un omaggio all’amato padre, messo in pericolo dalla destituzione di Isabelita Perón e dal golpe militare di Videla.

Piñeiro, a parte il libro dedicato al padre, in generale privilegia i personaggi femminili, impietosamente colti all’interno della relazione con l’uomo. Uno dei suoi temi prediletti è l’ipocrisia in famiglia, la noia di coppia e di tanti matrimoni che del sacro vincolo iniziale non hanno più nulla se non la vuota esibizione. Ne sono esempio La crepa, ma anche il folgorante, breve Tua, entrambi molto avvincenti. L’ingenuità di Inés, la moglie tradita protagonista di Tua, è l’ingenuità di tutte le donne che pensano che “dopo vent’anni, il matrimonio smette di essere quello che è per diventare quello che uno crede che sia”.

Le sue donne, neppure le più convenzionali e frivole, non restano per sempre addormentate e non sfuggono comunque alle grandi domande dell’esistenza. Come si vede anche nel nuovo romanzo quando Mary/Marilè riflette sulla maternità. “Perché tante donne considerano la maternità come qualcosa di scontato? Perché crediamo che la maternità arrivi con la naturalezza – e l’irreversibilità – con cui arrivano l’autunno o la primavera? […] Troppe domande in solitudine. La maternità o si prende in modo del tutto naturale e ineluttabile o genera troppe domande”.

In Piccoli colpi di fortuna il dolore è la cifra dominante. È già presente quando Marilé bambina osserva la propria madre consumarsi in un male oscuro e il padre affogare nel tentativo di salvare la famiglia. Il dolore perseguita ancora Marilé moglie infelice, che scopre la miseria della propria vita coniugale proprio quando le accade la disgrazia. C’è infine il dolore di Marilé madre che, per il bene del figlio, prende la decisione più difficile della sua vita, quella di lasciarlo.

Tuttavia una speranza caparbia resta sempre in Piñeiro, un nuovo amore, un’amica, un lavoro diverso, qualcosa accade e la tua vita può cambiare. C’è sempre coraggio e determinazione, nelle sue personagge, anche quando prendono in mano le redini della famiglia, salvandola dalla catastrofe economica e dalla depressione in cui sono precipitati gli uomini, figli e mariti (si veda l’io narrante di Le vedove del giovedì) per la crisi economica.

“Sono tornata per sentire che ero capace di gettarmi nel vuoto, di precipitare per essere – infine – libera. Anche se si tratta di una libertà inutile, una libertà che non avrà un dopo. Libera solo nell’istante della caduta”, spiega la suo ultima personaggia.

Ma non sarà così, Mary/ Marilé, a sorpresa, impara anche a volare.

 

Claudia Pineiro, Piccoli colpi di fortuna, Feltrinelli 2016, Milano, 15 euro, 210 pagine

Betibù, Feltrinelli Economica 2015

Le vedove del giovedì, Feltrinelli economica 2016

Un comunista in mutande, Feltrinelli 2014.

La crepa, Feltrinelli economica 2015

Tua, Feltrinelli 2011

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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